Caro Enrique,
il blog sembra ormai diventato l’unica modalità di conversazione che ci rimane… Tra il tuo lavoro ed i miei impegni, non riusciamo a trovare un’ora tutta per noi due, per stare al telefono a chiacchierare e a raccontarci gli sviluppi della nostra vita. Lo so… Avevo detto che ti avrei chiamato. Lo avevo promesso. Ma non l’ho fatto. Non perché non avessi voluto, credimi. Ti ho pensato molto e tanto intensamente in questi giorni e spesso sono stato ad un passo dal chiamarti, ma subito si presentava un evento che mi impediva di farlo. Il mondo ha girato così velocemente in questi ultimi giorni. Sono successe così tante cose. Ho provato emozioni indescrivibili. E tutto questo mi ha sottratto il tempo che avrei voluto e dovuto dedicare a te, che sei e sempre sarai l’amico per me più importante. Ma cerchiamo di seguire un ordine logico. Ammesso che la vita stessa, nel suo vorticoso susseguirsi di eventi e sensazioni, abbia un ordine e che questo possa essere riprodotto attraverso la scrittura.
Prima di tutto: una bella notizia. Si, lo so. E’ strano da parte mia. Ma finalmente c’è una bella notizia. Pronto? Siediti. Respira. Leggi. Mi sono ufficialmente fidanzato. Si, hai capito bene. La checca rinnegata è caduta. Ha ceduto. Si è innamorata e adesso stiamo insieme. Ufficialmente. Io e lui, dopo tutto, adesso. Si, stiamo insieme. Non riesco a crederci ma è così. Mi ha detto: -Io ti amo.- Tu lo hai conosciuto e sai, anche per quello che ti ho detto di lui, che è una persona estremamente chiusa, schematica, prigioniera di certe forme, rigida, glaciale. Ebbene, un -Io ti amo.- detto da lui, sai il peso che ha. Non è qualcosa di detto e buttato lì. Lui non è il tipo che dice frasi sdolcinate tanto per dire. Lui dice quello che è necessario dire. Non spreca parole. E’ una roccia. Ma solo esteriormente. E’ una forma di autoprotezione. Infatti, io so che dentro è una meravigliosa persona. E’ una persona tutto sommato fragile, che ha sofferto, che continua a soffrire ed ha un estremo bisogno di comprensione e amore. Una persona che è stata in grado di catturare il mio cuore e di controllare tutto me stesso. E’ tutto ciò che ho desiderato, tutto ciò che adesso desidero. Il mio sogno, la mia ossessione, il mio tormento. E’ stata la fonte di ogni mia lacrima versata in questi ultimi, lunghi, dolorosi, nove mesi. E’ stata e continua ad essere la causa di ogni mio sorriso, di ogni palpito del mio cuore. Io sono innamorato. Profondamente. Realmente. Lo amo come non ho mai amato nessuno prima di ora. Lo desidero come non ho desiderato altro in tutta la mia vita. A lui che mi diceva di non saper amare, io rispondevo che io potevo insegnarlo. Ma io stesso ho capito cos’è l’amore da quando ho sentito in me le vibrazioni provocate dal respiro della sua anima. Un suo bacio, una sua carezza, il modo in cui mi tocca, il modo in cui mi guarda. Il suo profumo. Il suo odore. Il suo sapore. Amo tutto di lui.
Ma le novità non sono finite. Infatti dopo l’ufficializzazione della cosa, abbiamo pensato di condividere il nostro amore e la nostra passione con i nostri quattro migliori amici. Abbiamo detto loro che adesso stiamo assieme. E loro sono stati tutti sinceramente felici di ricevere questa notizia, il cui profumo era già nell’aria da diverso tempo – come ci hanno detto loro stessi.
Ma adesso giungo alla spiegazione del titolo di questo articolo. E qui iniziano le note dolenti. Io, caro Enrique, evidentemente, non sono destinato ad avere una stabilità. Si potrebbe pensare che adesso io abbia raggiunto la pace e la felicità. Ed invece no. Non riesco ad essere tranquillo e rilassato. A godermi queste emozioni nel modo in cui vorrei. Ho un carattere che odio: un carattere fragile. La mia fragilità sta nel fatto che il mio cervello non riesce mai a fermarsi. E’ un continuo ribollire di idee, teorie, conclusioni, pensieri, ragionamenti. Ogni minimo dettaglio di ogni singola situazione ed ogni sfumatura o allusione presente nei discorsi che mi vengono rivolti, viene analizzato, razionalizzato. E questo ovviamente non può che preparare il terreno per una catastrofe, dal momento che per me ogni parola detta in un modo piuttosto che in un altro, assume un significato del tutto particolare. Per un dettaglio insignificante nelle parole scelte, o nel tono del discorso, possono farmi precipitare nell’oblio dell’incertezza, della paura e della disperazione. Allora comincio a pensare: e perché avrà detto così e non così? Ce l’avrà con me? Dio mio, che persona estremamente paranoica! Per fortuna mi salvo in calcio d’angolo perché di queste mie incertezze non ne parlo con nessuno mostrando fuori il sorriso ed ostentando tutta la sicurezza del mondo. Ad ogni modo, poi, non riesco a stare tranquillo perché adesso che ci siamo messi insieme, ho paura che possa sempre succedere qualcosa che lo porta via da me. Che possa sempre intervenire un motivo per cui lui decida di lasciarmi. Ma tutto questo è assurdo perché lui è il primo che mi ripete in continuazione: non mi lasciare, non mi lasciare, ho bisogno di te.
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Continuo a scrivere questo articolo dopo aver interrotto in questo punto due giorni fa. Ieri sera, mio caro Enrique, siamo riusciti a parlare, finalmente, per telefono. L’ora era effettivamente un po’ tarda, infatti, la mattina seguente non sono riuscito a svegliarmi presto, come avevo programmato di fare, per ripassare per l’interrogazione di matematica (che comunque è andata bene, per cui, in culo alla professoressa). Ma archiviato questo discorso, la telefonata è stata bellissima. Non so perchè ma a me piace passare le ore al telefono a ragionare di tutto. E mi piace farlo la notte. Non so, mi scalda l’anima stare al telefono la notte tardi. Con quella vocina un po’ rintontita dal sonno… E poi, mi piace soprattutto passare il tempo al telefono con te. Alla fine, abbiamo ragionato soprattutto di bischerate, ma la possibilità di ascoltare il suono della tua voce mi si presenta così raramente che è sempre un piacere immenso, che mi abbraccia completamente. Cambiando discorso; oggi, devo dire, dopo la serata passata, la doccia e la barba fatte, la cura che ho dedicato al mio corpo e alla pelle del mio viso, il piacere provato a chiarire alcuni punti in sospeso nel discorso con il mio amore, sono in grado di vedere le cose con maggiore lucidità. Ferme restando tutte le mie paure, le mie paranoie, le mie (detto proprio in italiano) seghe mentali, oggi sono più contento perché ho sentito che mi ama davvero. E’ il suo carattere: spesso le sue insicurezze tornano a ripresentarsi e allora si chiude e a me sembra che metta tutto in discussione. Ma non è così. Devo solo imparare a filtrare quello che gli esce dalla bocca. Devo, in sintesi, imparare a conoscerlo. E a rispettare il suo carattere. Se non imparo questo, come posso sostenere di amarlo? Ti torna? Si, a volte ci soffro, ma devo trovare la forza di dire a me stesso che mi ama davvero. Come forse non ha mai amato nessun altro. Io però, lo so bene, lo so per certo che lo amo come non ho mai amato nessuno. E spesso dimentico che lui prova lo stesso solo per il fatto che spesso passa quei suoi ormai famosi cinque minuti (che spesso durano interi giorni). Io vorrei che mi riempisse di attenzioni anche se non è fisicamente vicino a me ma spesso le sue paure finiscono per prevalere e allora sembra allontanarsi. Ma poi, quando arriva da me, il suo sguardo, il suo sorriso, le sue parole si riempiono d’amore. Ed io lo sento. E lui me lo dice esplicitamente.
Adesso, per la serie i poemi di Ignacio, concludo l’articolo con un interessante retroscena del nostro amore. Si, sto parlando di quello. Sto parlando proprio di quello. Su, sveglia, sto per parlare dell’amore fatto con lui. A costo di sembrare volgare, lasciamo un attimo da parte l’amore e concentriamoci sul sesso in senso stretto: ieri pomeriggio, dopo pranzo, ragazzo, te lo devo confessare, è stata la mia migliore scopata di sempre, tanto per essere fine. Un turbine. Non avevo la forza di alzare la testa dal cuscino tanta era l’estasi. Oddio! Non ci posso pensare. C’è stata intimità, armonia, coordinazione, impeto, a tratti violenza: le mia mani non riuscivano a stare ferme; volevano toccarlo, ovunque. E poi mentre lo facevamo (nella posizione detta a 90°) io gli mordicchiavo l’orecchio, gli leccavo il collo, gli sussurravo porcate all’orecchio. E sentire il suo… Beh, andiamo, hai capito… sentire, dicevo, che pulsava dentro di me, sentire cha ad ogni colpo si ingrossava. Sentire spesso male, ma un male misto ad un’intima estasi. Sentire, tutto questo, dicevo, mi faceva vibrare tutto. In particolar modo nel punto in cui stava lavorando. Ma adesso basta, sennò passo per un depravato.
E in questo modo, dopo aver provocato, sono sicuro, una certa eccitazione anche in te, ti lascio. Sperando di leggere presto un tuo articolo… Un articolo che mi parli di te. Della tua vita, delle tue sensazioni. Delle tue emozioni. Parlami di tutto Enrique. Di tutto. Anche di quello che ritieni insignificante. Sai che io voglio essere coinvolto nella tua vita a 360° così come tu sei coinvolto nella mia. Siamo un nucleo, amore mio. Anzi, mio primo amore che non si scorda mai… Siamo come una famiglia, ormai. Io e te, due fratelli che si spalleggiano contro tutte le ostilità della vita. E si offrono il loro abbraccio consolatore reciprocamente se uno dei due ha bisogno. Ti voglio un bene immenso. Infinito. Incalcolabile. Come il doppiar degli scacchi s’immilla, direbbe Dante, il mio bene per te cresce di giorno in giorno. Credimi, non c’è giorno in cui io non ti rivolga il pensiero. E questo aumenta, oltre che il mio affetto, il mio desiderio del tuo ritorno e della vita di nuovo insieme. Io e te, per sempre. Buonanotte.
Il tuo Ignacio
Ps. Dopo tutto questo miele, ti lascio con un immagine ironica ma al tempo stesso triste, che mi ha suggerito tempo fa un mio amico e che adesso io traslo su di noi. Immagina noi due fra cinquant’anni. Quando, vecchie e stanche drag, andremo di notte in giro per le strade del mondo, bevendo Tavernello e cantando Rosa Munda. Fa ridere, ma al tempo stesso, se uno ci pensa bene, fa piangere. Questa immagine decadente. Non so che c’entrasse parlare di questo ma, boh… lo sai, la mente umana è un continuo susseguirsi di pensieri. Mentre ti scrivevo il saluto mi è venuta in mente questa immagine e mi è sembrato bello scriverla.