Sul momento non ci avevo pensato.
Sto seguendo così ostinatamente il tuo consiglio di non crearmi aspettative che queste quasi non nascono nemmeno più. Mi spiego meglio. Come sai, in un primo momento i miei sentimenti producevano automaticamente aspettative: se qualcuno mi diceva o faceva qualcosa io pensavo subito: -Beh, allora probabilmente farà questo e questo…- e le mie aspettative, ovviamente, venivano puntualmente deluse. E credo di poter affermare con una certa sicurezza, vista, aihmè, la mia esperienza in questo campo, che non c’è cosa al mondo che procuri maggior dolore che un’aspettativa delusa (parlando, ovviamente, di aspettative che coinvolgono i sentimenti ed escludendo le disgrazie). Poi, una luce in mezzo all’oscurità: il tuo preziosissimo consiglio - mai farsi aspettative. Da quel momento, sebbene il mio sentimento continuasse a farsi aspettative sulle persone, la mia ragione interveniva a reprimerle. Mentre pensavo: -…allora probabilmente far…- -No!…- diceva la ragione: -….niente aspettative.- Ed iniziavo a ripetere tra me: -Niente aspettative, niente aspettative, niente aspettative…- finchè queste non cadevano; in questo modo, quando non avveniva ciò che il mio sentimento avrebbe voluto che accadesse, non soffrivo, non provavo quel pungente dolore, quel rimpianto che prima avrei sentito. Questa ritrovata serenità mi ha portato ad annullare ogni tipo di aspettativa; quasi, per lo meno. Adesso, il mio sentimento quasi sembra assopito, non produce quasi più nessuna aspettativa in reazione agli stimoli delle persone. (* Metto questo asterisco per ricordarmi di scrivere un altro post per aggiungere delle riflessioni in merito a questo argomento; in particolare: non starò mica diventando un brutta persona?)
Questo trattato sulle aspettative era per dire che quando al telefono mi hai detto che eri in biblioteca, non avevo pensato alla possibilità che tu scrivessi qualcosa sul nostro blog. In sintesi: non mi ero creato l’aspettativa che tu avessi pensato a me. (** Di nuovo, mi chiedo: non starò mica diventando una brutta persona?) Poi, stasera, rientrando a casa, ho pensato a te (e poi ti spiegherò il perchè) ed ho avuto come un flash: -Ha detto biblioteca? Ha detto che era in biblioteca? A fare cosa in biblioteca? In biblioteca c’è il computer. Internet. Il blog. Vuoi vedere che…?- Ho acceso il computer; ho connesso internet. Ho digitato velocemente la password, ho cliccato e… C’era. C’era un tuo post. Un piccolo post che comunque conteneva tutto il tuo affetto. Sono solo poche righe ma dietro di esse c’è un mondo di sentimento. Tu sei andato in biblioteca ed hai pensato di scrivermi qualcosa. Questo vuol dire che hai pensato a me; che sono importante per te. Vuol dire che io occupo realmente dello spazio tra i tuoi pensieri. Hai pensato di mandarmi il tuo caldo abbraccio; hai, anche irrazionalmente, pensato che una tua piccola dimostrazione di affetto fosse importante per me; che magari io avevo bisogno di sentire il tuo bene per me, anche attraverso solo poche righe. Tutto questo significa il tuo piccolo post per me. Impressionante, se uno ci pensa bene.

Sai perché ho rivolto a te il pensiero rientrando a casa? Perché ho nuovamente lasciato il mio ragazzo. Penso di aver battuto ogni record: due volte in un mese e mezzo. Stasera è proprio una di quelle sere che intitolerei “Voglio Enrique e solo Enrique.” Vorrei che tu fossi qui; vorrei vedere il tuo sorriso. Quel sorriso che mi fa sempre tornare il buon umore. Vorrei uscire con te: vorrei andare in qualche strano posto. Vorrei andare a bere a sballarci. A ridere e a cazzeggiare. A svuotare la testa. Vorrei portarti a vedere il lungarno poco dopo Ponte Vecchio. Vorrei farti vedere lo spettacolo del riflesso di quei lampioni arancioni che si riflettono sull’acqua per dirti: -Guarda, qui ci sono venuto con quel testa di minchia. Ed è qui che per la prima volta ho sentito il desiderio di baciarlo.- Vorrei andare su una montagna e vorrei iniziare ad urlare e a cantare; a liberare l’anima con la sicurezza che tu non mi giudicheresti pazzo ma che saresti al mio fianco a prendertela con uno che nemmeno conosci per semplice e disinteressata solidarietà. Ti starai chiedendo perché l’abbia lasciato. Di nuovo. Ma forse già lo sai perché mi conosci bene. Il problema è sempre lo stesso: non mi dà le dimostrazioni di cui io ho bisogno. Io non mi fido! Non mi fido; ma lo capisce o no? Mi può dire quello che vuole con quella cazzo di bocca di merda ma io non mi fido. Mi può dire quanto vuole: -Io ti amo e voglio stare con te. Stai tranquillo…- perché io non mi fido e non sto tranquillo. Dopo quello che è successo, poi, figuriamoci se posso stare tranquillo e fidarmi di quello che mi dici. Mi sembra chiaro, no?! Ci mettiamo insieme, ti innamori di un altro, ci lasciamo, ci rimettiamo insieme ma io non mi fido. Sta a te darmi le dimostrazioni di cui ho bisogno, no?! Sbaglio, forse?! Se qualcuno ha il coraggio di dirmi che sbaglio, che me lo dica, perché io non penso di sbagliarmi affatto. Io non posso, assolutamente non posso fidarmi e stare tranquillo se tutto sembra come prima: sono sempre io che devo prendere l’iniziativa in tutto. Sono sempre io che devo organizzare le cose. Sempre io che lo chiamo. Sempre io che dice: -Ti amo.- per sentirmi rispondere: -ok.- Ma come sarebbe a dire “Ok”? Ma io ti spacco i vetri della macchina, te non hai capito. Te dovresti baciare la terra dove io cammino, viscido e lurido verme. Dovresti accendere un cero alla Madonna per aver trovato una persona come me, che ti ha dato tutto se stesso. No, no, no. Non ci siamo assolutamente. Non ci siamo e non ci siamo. La meglio è stata quando mi ha detto: -Ogni volta che vedo i tuoi capelli, io inevitabilmente penso a quell’altro. Avete gli stessi capelli.- Ma come sarebbe a dire? Ma io t’ammazzo, te non hai capito! Peraltro dal discorso è venuta fuori una cosa molto interessante: dopo tutto, lui, non sa ancora se questa cosa la vuole o no. Cioè ti rendi conto. Non lo sa ancora, lui. Ma io ti sventro la mamma, te non hai capito! Ma io t’ammazzo, pezzo di merda! Bene. Mi sembra chiaro, no?! Ci lasciamo. Anzi, io ti lascio. Starà a te dimostrarmi se mi ami. E stavolta me lo dimostri. Io non ti chiamerò, vero Dio. E chiamami solo quando avrai le idee chiare perché fino a quel momento per me non esisti. Sei morto. Dimenticato. Chi ti conosce? Chi sei? Vai, vai… Libero, proprio. Questo mi darò modo di affrontare l’esame con tutto l’impegno necessario. E quando avrò finito, il giorno stesso, tu arriverai. Oddio. Che belloooooo! Tu arriverai. Solo a pensarci muoio di felicità! Tu sarai qui. Si, amico mio. Io e te, insieme, di nuovo! Per una settimana che sarà un anticipazione degli anni che verranno. Io e te, alla conquista del mondo. Ma chi ha bisogno di quello quando ci sei te, amico mio? Ed è proprio questo il motivo per cui tu sei così fondamentale per me; perché mi riempi il cuore di gioia e le giornate di allegria. Mi riempi la testa con il tuo modo di fare e di essere: mi distrai. In una parola più semplice: mi fai stare bene. Mi dai quello di cui ho bisogno. Riuscire a renderti solo un decimo di quello che tu dai a me mi renderebbe davvero felice. Spero solo di riuscirci. Me lo auguro con tutto me stesso.
Adesso ti saluto. Dormo un po’. Ti adoro tesorino mio. Un bacino.
Ignacio


