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Me lo sentivo…

Sul momento non ci avevo pensato.

Sto seguendo così ostinatamente il tuo consiglio di non crearmi aspettative che queste quasi non nascono nemmeno più. Mi spiego meglio. Come sai, in un primo momento i miei sentimenti producevano automaticamente aspettative: se qualcuno mi diceva o faceva qualcosa io pensavo subito: -Beh, allora probabilmente farà questo e questo…- e le mie aspettative, ovviamente, venivano puntualmente deluse. E credo di poter affermare con una certa sicurezza, vista, aihmè, la mia esperienza in questo campo, che non c’è cosa al mondo che procuri maggior dolore che un’aspettativa delusa (parlando, ovviamente, di aspettative che coinvolgono i sentimenti ed escludendo le disgrazie). Poi, una luce in mezzo all’oscurità: il tuo preziosissimo consiglio - mai farsi aspettative. Da quel momento, sebbene il mio sentimento continuasse a farsi aspettative sulle persone, la mia ragione interveniva a reprimerle. Mentre pensavo: -…allora probabilmente far…- -No!…- diceva la ragione: -….niente aspettative.- Ed iniziavo a ripetere tra me: -Niente aspettative, niente aspettative, niente aspettative…- finchè queste non cadevano; in questo modo, quando non avveniva ciò che il mio sentimento avrebbe voluto che accadesse, non soffrivo, non provavo quel pungente dolore, quel rimpianto che prima avrei sentito. Questa ritrovata serenità mi ha portato ad annullare ogni tipo di aspettativa; quasi, per lo meno. Adesso, il mio sentimento quasi sembra assopito, non produce quasi più nessuna aspettativa in reazione agli stimoli delle persone. (* Metto questo asterisco per ricordarmi di scrivere un altro post per aggiungere delle riflessioni in merito a questo argomento; in particolare: non starò mica diventando un brutta persona?)

Questo trattato sulle aspettative era per dire che quando al telefono mi hai detto che eri in biblioteca, non avevo pensato alla possibilità che tu scrivessi qualcosa sul nostro blog. In sintesi: non mi ero creato l’aspettativa che tu avessi pensato a me. (** Di nuovo, mi chiedo: non starò mica diventando una brutta persona?) Poi, stasera, rientrando a casa, ho pensato a te (e poi ti spiegherò il perchè) ed ho avuto come un flash: -Ha detto biblioteca? Ha detto che era in biblioteca? A fare cosa in biblioteca? In biblioteca c’è il computer. Internet. Il blog. Vuoi vedere che…?- Ho acceso il computer; ho connesso internet. Ho digitato velocemente la password, ho cliccato e… C’era. C’era un tuo post. Un piccolo post che comunque conteneva tutto il tuo affetto. Sono solo poche righe ma dietro di esse c’è un mondo di sentimento. Tu sei andato in biblioteca ed hai pensato di scrivermi qualcosa. Questo vuol dire che hai pensato a me; che sono importante per te. Vuol dire che io occupo realmente dello spazio tra i tuoi pensieri. Hai pensato di mandarmi il tuo caldo abbraccio; hai, anche irrazionalmente, pensato che una tua piccola dimostrazione di affetto fosse importante per me; che magari io avevo bisogno di sentire il tuo bene per me, anche attraverso solo poche righe. Tutto questo significa il tuo piccolo post per me. Impressionante, se uno ci pensa bene.

Sai perché ho rivolto a te il pensiero rientrando a casa? Perché ho nuovamente lasciato il mio ragazzo. Penso di aver battuto ogni record: due volte in un mese e mezzo. Stasera è proprio una di quelle sere che intitolerei “Voglio Enrique e solo Enrique.” Vorrei che tu fossi qui; vorrei vedere il tuo sorriso. Quel sorriso che mi fa sempre tornare il buon umore. Vorrei uscire con te: vorrei andare in qualche strano posto. Vorrei andare a bere a sballarci. A ridere e a cazzeggiare. A svuotare la testa. Vorrei portarti a vedere il lungarno poco dopo Ponte Vecchio. Vorrei farti vedere lo spettacolo del riflesso di quei lampioni arancioni che si riflettono sull’acqua per dirti: -Guarda, qui ci sono venuto con quel testa di minchia. Ed è qui che per la prima volta ho sentito il desiderio di baciarlo.- Vorrei andare su una montagna e vorrei iniziare ad urlare e a cantare; a liberare l’anima con la sicurezza che tu non mi giudicheresti pazzo ma che saresti al mio fianco a prendertela con uno che nemmeno conosci per semplice e disinteressata solidarietà. Ti starai chiedendo perché l’abbia lasciato. Di nuovo. Ma forse già lo sai perché mi conosci bene. Il problema è sempre lo stesso: non mi dà le dimostrazioni di cui io ho bisogno. Io non mi fido! Non mi fido; ma lo capisce o no? Mi può dire quello che vuole con quella cazzo di bocca di merda ma io non mi fido. Mi può dire quanto vuole: -Io ti amo e voglio stare con te. Stai tranquillo…- perché io non mi fido e non sto tranquillo. Dopo quello che è successo, poi, figuriamoci se posso stare tranquillo e fidarmi di quello che mi dici. Mi sembra chiaro, no?! Ci mettiamo insieme, ti innamori di un altro, ci lasciamo, ci rimettiamo insieme ma io non mi fido. Sta a te darmi le dimostrazioni di cui ho bisogno, no?! Sbaglio, forse?! Se qualcuno ha il coraggio di dirmi che sbaglio, che me lo dica, perché io non penso di sbagliarmi affatto. Io non posso, assolutamente non posso fidarmi e stare tranquillo se tutto sembra come prima: sono sempre io che devo prendere l’iniziativa in tutto. Sono sempre io che devo organizzare le cose. Sempre io che lo chiamo. Sempre io che dice: -Ti amo.- per sentirmi rispondere: -ok.- Ma come sarebbe a dire “Ok”? Ma io ti spacco i vetri della macchina, te non hai capito. Te dovresti baciare la terra dove io cammino, viscido e lurido verme. Dovresti accendere un cero alla Madonna per aver trovato una persona come me, che ti ha dato tutto se stesso. No, no, no. Non ci siamo assolutamente. Non ci siamo e non ci siamo. La meglio è stata quando mi ha detto: -Ogni volta che vedo i tuoi capelli, io inevitabilmente penso a quell’altro. Avete gli stessi capelli.- Ma come sarebbe a dire? Ma io t’ammazzo, te non hai capito! Peraltro dal discorso è venuta fuori una cosa molto interessante: dopo tutto, lui, non sa ancora se questa cosa la vuole o no. Cioè ti rendi conto. Non lo sa ancora, lui. Ma io ti sventro la mamma, te non hai capito! Ma io t’ammazzo, pezzo di merda! Bene. Mi sembra chiaro, no?! Ci lasciamo. Anzi, io ti lascio. Starà a te dimostrarmi se mi ami. E stavolta me lo dimostri. Io non ti chiamerò, vero Dio. E chiamami solo quando avrai le idee chiare perché fino a quel momento per me non esisti. Sei morto. Dimenticato. Chi ti conosce? Chi sei? Vai, vai… Libero, proprio. Questo mi darò modo di affrontare l’esame con tutto l’impegno necessario. E quando avrò finito, il giorno stesso, tu arriverai. Oddio. Che belloooooo! Tu arriverai. Solo a pensarci muoio di felicità! Tu sarai qui. Si, amico mio. Io e te, insieme, di nuovo! Per una settimana che sarà un anticipazione degli anni che verranno. Io e te, alla conquista del mondo. Ma chi ha bisogno di quello quando ci sei te, amico mio? Ed è proprio questo il motivo per cui tu sei così fondamentale per me; perché mi riempi il cuore di gioia e le giornate di allegria. Mi riempi la testa con il tuo modo di fare e di essere: mi distrai. In una parola più semplice: mi fai stare bene. Mi dai quello di cui ho bisogno. Riuscire a renderti solo un decimo di quello che tu dai a me mi renderebbe davvero felice. Spero solo di riuscirci. Me lo auguro con tutto me stesso.

Adesso ti saluto. Dormo un po’. Ti adoro tesorino mio. Un bacino.

Ignacio  

Be right back as soon as I can dude

Hey bellino, eccomi a scrivere dalla biblioteca giusto due righe e tu sai come mai mi trovo in questa situazione. Comunque ti volevo dire che non mi dimentico del nostro blog, e’ solo che ora sono veramente impossibilitato a scrivere un post. Pero’, nonostante tutto ti saluto con un caldo abbraccio e a sentirci presto mio Ignacio.

Crisi di identità sessuale?!

“Io capisco che tu sia nervoso per l’esame di maturità, ma non c’è bisogno di essere sempre così aggressivo e rispondere sempre così male, qualsiasi cosa ti dica. Devi capire che si dico qualcosa lo faccio per il tuo bene…”

“Ho capito babbo, ma non è per l’esame…”

“Si lo sapevo. Credimi, ti parlo perché io ho 51 anni ed ho un passato alle spalle. Io non sono finocchio, e lo sai, voglio dire, figurati se sono finocchio! Ma anche io da giovane avevo parecchi amici finocchi e mi sono chiesto spesso se non lo fossi anche io…”

“E allora?”

“Voglio dire che le crisi di identità sessuale capitano.”

“Mmmh.”

Questo è uno stralcio di una conversazione appena intercorsa tra me e mio padre. Ormai è chiaro: i miei genitori sono arrivati alla verità. Sono arrivati a fare una sorta di punto della situazione. Una verità sotto molti aspetti ancora molto fumosa, certo, ma una verità ormai conosciuta e non più celabile. Dopo aver detto queste cose – eravamo a tavola – io mi sono alzato e mi sono chiuso in camera. Ed ho sentito mio padre che diceva a mia madre: <<Non c’è verso di affrontare il discorso. Le cose non te le dice. Se lo prendi con le buone non ti parla. Se lo prendi con le cattive, è peggio. Ma come si deve fare?>> Questo è stato il primo, goffo tentativo di affrontare l’argomento da parte di mio padre. Del resto, era inevitabile arrivare a queste conclusioni. Il mio unico argomento in questo periodo è “tu sai chi”. Ieri sera mia mamma, dopo aver saputo che uscivo, passando a prenderlo a casa, mi ha chiesto: <<Ma c’è anche qualcun altro? O uscite da soli?>> Via, ragazzi. Ormai ci sono. L’hanno capito. La cosa mi crea un po’ di turbamento ma dall’altro lato sono felice che ci siano arrivati. Spero solo che da oggi in poi non facciano più commenti tutte le volte che un “finocchiaccio” fa la propria comparsa sullo schermo della televisione. Del resto, voglio dire, ci potevano arrivare anche prima, eh. Non credo che tutti i ragazzi della mia età abbiano tutti i trucchi che ho io. Mia mamma – vedendo il fondotinta, la cipria, la matita, il correttore, e l’ombretto di Dior – avrebbe dovuto capire tutto. O forse ha capito ma ha fatto finta di niente. Oppure è davvero tonta. Mah… L’unica cosa è che io sono molto restio ad affrontare l’argomento. Da un lato vorrei afforntarlo e non tornarci mai più sopra ma dall’altro, come loro provano ad addentrarsi in questi meandri, io mi chiudo e svio l’argomento. Tanto una domanda diretta non credo abbiano le palle di farmela. E se me la fanno vero Dio esplodo. Prendo la macchina e vado non so dove. Sono abbastanza in crisi, si, lo riconosco. Da un lato lui: che è sempre una lotteria. Un giorno (sabato sera) è il miglior fidanzato del mondo: bello, dolce, gentile, galante ed innamorato; un altro (venerdì sera) è la peggio merda mai conosciuta. Ogni giorno è un’incognita. Una x inconoscibile, un noumeno kantiano. Dall’altro lato i miei: cioè, non si reggono in questo periodo. Ogni minima cosa mi dicano o facciano mi fa tremendamente incazzare. Per ogni minima osservazione, scatto. E rispondo loro davvero male, me ne rendo conto. Ieri ho visto mio padre visibilmente triste e quasi sul punto di piangere per una delle tante risposte cattive ed acide uscite dal mio inconscio; e mi sono anche sentito in colpa. Uffa, ma che vita di merda, ultimamente, guarda…

Accatastando l’argomento “Nervosismo e nevrosi”, voglio parlare di Settembre: un mese che sembra ancora lontano e molto nebuloso ma che, invece, è vicino. Per tanto, si deve cominciare a fare chiarezza. L’università. Detta così questa parola spaventa: chi, dopo tutto, non è spaventato dal cambiamento, dall’aumento delle proprie responsabilità, dal confronto con gli altri, dal timore di non riuscire a farcela o di avere troppo da fare? E’ vero, non è ancora deciso nulla però sin da ora, come già ti dissi a suo tempo, qualunque sia la tua scelta, sappi che su di me puoi sempre contare. Non solo per un appoggio morale, che è sempre utile ma sul quale è inutile parlare perché si sa che c’è senza nemmeno bisogno di dirlo ulteriormente, ma proprio per una questione di aiuto materiale. Io, per quelle che sono le mie competenze, ti aiuterò. Cercherò di comunicarti quello che so e di aiutarti a riempire quelle lacune che, si, viste dall’alto sembrano cavità carsiche ma che, affrontate di petto, risulteranno molto meno profonde di quel che si pensi. Quindi, come vedi, da questo punto di vista non c’è assolutamente nulla da temere. Se la scelta sarà architettura, devi prepararti per l’ammissione. Ti metti qui con me e quanto è vero Dio, studiando un po’ tutti i giorni, ce la farai. Se poi, nonostante il grande impegno, tu non dovessi farcela, ti segni con me ad ingegneria. Perché? Semplice, perché intanto puoi iniziare a dare quegli esami che sono in comune alle due facoltà e nel frattempo recuperare, nell’anno, le lacune che hai per affrontare nuovamente, il Settembre successivo, il test d’ammissione. Il risultato sarà un Enrique forte di circa 8-10 esami già dati, di una maggiore conoscenza globale, di un rinnovato interesse per la cultura ed il sapere. Però la condicio sine qua non (=condizione senza la quale non è possibile niente) è che da parte tua ci sia seriamente l’interesse per quello che andrai a fare. Altrimenti, tutto sarà inutile. Se tu affronti la cosa con un forte interesse e cercando davvero di interpretare lo studio come una cosa per te stesso, per la tua vita e per la tua carriera professionale, andrà tutto bene. Altrimenti, se si affronta la cosa con superficialità e cercando di aggirare gli ostacoli, affidandosi a furbescherie, saranno tempo e soldi completamente gettati al vento. Ma io ho fiducia in te e so che non mi deluderai. Come hai detto tu stesso, noi ce la faremo.

Detto questo, mi devo poi sinceramente complimentare con te: a parte qualche piccolo errore grammaticale che continua a persistere nei tuoi articoli (lascierò) e qualche frase che non finisce, come dovrebbe, con il punto, ma che prosegue con altre coordinate (e… e… e…), devo dire che il tuo stile di scrittura è decisamente migliorato. Adesso riesci a rendere con frasi corrette e sintetiche (il che è una cosa buona) il flusso dei tuoi pensieri. Riesci, in sostanza, a comunicare esattamente quello che vuoi dire con una frase incisiva e non troppo pedante. Se prendi il primissimo articolo del tuo blog personale e lo confronti con questo che hai appena scritto per “La mala educacion” sono sicuro che ti renderai conto dei tuoi progressi in merito. E’ vero, c’è ancora molto da lavorare, ma ritengo che siano progressi enormi. Siccome so che a questa cosa ci tieni, io, a costo di sembrare pignolo, soprattutto quando ti correggo, ho voluto dirtelo, perché so che comunque ti farà piacere.

Ah, non so se l’avevi letto ma avevo pubblicato un articolo che poi ho modificato perché rileggendolo mi è sembrato davvero troppo freddo. Troppo schematico. Mamma mia, sembrava scritto da tu sai chi… E quindi ho scritto questo, spero un po’ meno freddo.

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In effetti, rileggendo l’articolo, non è che il mio tentativo di riscaldamento sia molto riuscito… Ad ogni modo tu sai bene che in questi giorni sono un po’ nevrotico e questi sono i risultati. Però devo dire che l’applicazione dei tuoi consigli funziona! Le cose forse riusciranno a raggiungere un equilibrio. E forse anche i miei poveri nervi riusciranno a rimettersi in sesto… Ci siamo sentiti per telefono da poco ed è stato come sempre un vero piacere. Ho avuto modo di raccontarti tutto per bene e sono davvero felice. Enrique, credimi. Se io non avessi te potrei anche tagliarmi le vene. Con i tuoi consigli e la tua straordinaria disponibiltà ogni giorno mi sorprendi ed ogni giorno fai aumentare il mio bene per te. Ma dove andrei se non avessi la tua fortissima spalla su cui piangere? Amore mio, grazie davvero di esserci sempre. Essere stato al telefono con te venerdì scorso mi ha risollevato più di quanto si possa immaginare. Davvero, mi hai dato ridato la forza per proseguire ed affontare le situazioni e mi hai restituito le coordinate che pensavo di avere smarrito. Tu significhi tutto questo per me. Capito perchè devi tornare? Capito perchè oltre che spiritualmente devi essere fisicamente vicino a me? Spero solo di essere in grado - smmai un giorno ne avrai bisogno - di poter esserti d’aiuto come tu lo sei per me. Sempre e comunque.  

Intanto ti mando un forte bacio. Ti voglio benissimo e spero di leggere prima possibile un tuo nuovo articolo. Ti adoro, tesorino mio.

Ignacio.

Il mio affetto…

Ok, l’immagine giusta c’e’ e la canzone adatta per scrivere e ideare me la sono messa. Come ti ho gia’accennato precedentemente non sempre sono in vena scrittrice quindi devo aspettare i miei tempi mentali e quando mi arriva il giusto impulso che mi dice le opportune cose da scrivere allora ecco le dico, scusa se qualche volta i miei tempi sono stati lunghi my love. Tu dirai ma cosa c’entra un immagine del genere con noi due, beh devi sapere che nonostante non sia mai successo nulla fra di noi, io di te ho un immagine erotica ben precisa con desideri e fantasie annesse, non ti impressionare, questo mi capita con quasi tutte le persone, amici soprattutto (e parenti e familiari ovviamente esclusi) che mettono i loro piedi sulla strada della mia vita. Quindi questi due siamo noi due in un giorno soleggiato di settembre su una magnifica spiaggia desolata situata tra il limitare di un ventoso deserto di dune egiziano e di un bellissimo mare agitato, col sapore del sale in bocca. Questa, per questa volta, e’ la mia figura immaginaria che mi piace regalarti. Mio caro Ignacio, mi piace il modo in cui scrivi, le parole che scegli ma sopra ogni altra cosa mi piace e credo di capire al cento per cento quello che sta dietro le tue parole, i vari significati. Quando leggo qualcosa che viene dal tuo “io” mi perdo spesso e volentieri tra le righe, vago con la mente e viaggio nel tempo rimembrando i bei vecchi tempi della prima superiore oppure, piu’ recentemente, le nostre ultime uscite e chiacchierate, anche quelle fatte al telefono piu’ banali. Ebbene anche tu sei ogni giorno nella mia testa, mi diverte spesso pensare come sarebbe stato se anche tu fossi venuto qui in Inghilterra con me a provare la mia stessa esperienza, a convivere e crescere insieme, ad uscire, stare sempre insieme ma soprattutto spalleggiarsi nei momenti piu’ difficili che purtroppo si presentano con costanza. Ieri sera tu mi hai chiamato, erano le 11,30 qui e mezzanotte e mezza in Italia e tu stavi proprio male, questo lo sentivo, l’ho avvertito dentro e posso scrivere con sincerita’ che nel momento in cui parlando dei nostri problemi mi hai detto che ti veniva da piangere, ho sentito che una repressione sentimentale ti stava per esplodere dentro e mi sono sentito in dovere di aiutarti e consigliarti, da buon amico insomma cercare di alleviare un minimo i tuoi dolori e al contempo mi son sentito lusingato perche’ ieri sera, durante quella tua crisi tu hai cercato me, hai cercato la mia voce, la mia parola e il mio aiuto. Bravo, cosi’ si fa, parlami di quello che ti deprime e io sono qui pronto ad ascoltarti ed aiutarti perche’ mi piace pensare, e di questo ne ho la massima certezza, che quando succedera’ a me tu ci sarai, presente. Ora, come da tua richiesta, ti voglio parlare di me e farti capire cosa invece io sento ogni volta che provo anche solo a pensare all’argomento “fidanzamento ufficiale” o perfino solo avere un ragazzo con cui stare insieme, avere intimita’ e passare del tempo. Dunque, anche per me e’ abbastanza un argomento deludente e deprimente, una sorta di tasto dolente. Io sono una persona che saltuariamente e’ insoddisfatta di se stesso nel senso che sono abbastanza in pace con me stesso (soprattutto negli anni 2007-2008 ) e che infondo non penso di essere tanto mostruoso da non piacere alla gente ma nonostante tutto cio’ (il che non e’ poco, e’ pur sempre un equilibrio interiore) ho sempre la scarsa fiducia che su questo immenso pianeta, ma soprattutto nelle mie due nazioni, ci sia qualcuno/a come desidero io, dolce, interessato/a e bello/a come il sole che mi faccia innamorare per la prima volta e che mi faccia scoppiare di piacere. Non sono sicuro esista. Questo pensiero che poi si concatena con altri sotto-pensieri desolanti mi spiazza decisivamente e mi da una visione grigia del mio futuro di uno ragazzo sempre single e che non ha mai goduto questo lato della vita di cui sto parlando. Non mi verra’ mai a cercare nessuno e questo mi spaventa. Rare so che saranno le mie opportunita’ che sicuramente non sapro’ riconoscere come tali e che quindi mi lasciero’ scappare. Per il resto, volgendo lo sguardo altrove, la mia vita va abbastanza a gonfie vele, apparte gli alti e bassi di questa mia vicenda in terra anglosassone che avra’ termine nel vicino mese di agosto, sono contento e soddisfatto soprattutto per i fattori idioma inglese, indipendenza e soldi. Ma una cosa che mi spaventa c’e': l’universita’. Mio caro Ignacio io confido che qualunque sara’ la mia scelta della facolta’ tu mi possa sostenere moralmente perche’ io mi conosco, quando dalle elementari passai in prima media io non mi sentivo pronto, avevo paura di tutto, in maniera simile e’ accaduto dal passaggio medie-superiori. Sento che al momento di entrare e di alzarsi le maniche io non mi sentiro’ pronto affatto ed ecco che qui io ripongo speranza in te, sviami la mente, incoraggiami e dammi fiducia mio caro migliore amico perche’ come vedi nella tetra barca dell’insicurezza e della depressione per ogni minimo cambiamento ci siamo tutti e due, ma noi ce la faremo…

Con affetto, Enrique.

Stabilità: ardua meta.

Caro Enrique,

 il blog sembra ormai diventato l’unica modalità di conversazione che ci rimane… Tra il tuo lavoro ed i miei impegni, non riusciamo a trovare un’ora tutta per noi due, per stare al telefono a chiacchierare e a raccontarci gli sviluppi della nostra vita. Lo so… Avevo detto che ti avrei chiamato. Lo avevo promesso. Ma non l’ho fatto. Non perché non avessi voluto, credimi. Ti ho pensato molto e tanto intensamente in questi giorni e spesso sono stato ad un passo dal chiamarti, ma subito si presentava un evento che mi impediva di farlo. Il mondo ha girato così velocemente in questi ultimi giorni. Sono successe così tante cose. Ho provato emozioni indescrivibili. E tutto questo mi ha sottratto il tempo che avrei voluto e dovuto dedicare a te, che sei e sempre sarai l’amico per me più importante. Ma cerchiamo di seguire un ordine logico. Ammesso che la vita stessa, nel suo vorticoso susseguirsi di eventi e sensazioni, abbia un ordine e che questo possa essere riprodotto attraverso la scrittura.

Prima di tutto: una bella notizia. Si, lo so. E’ strano da parte mia. Ma finalmente c’è una bella notizia. Pronto? Siediti. Respira. Leggi. Mi sono ufficialmente fidanzato. Si, hai capito bene. La checca rinnegata è caduta. Ha ceduto. Si è innamorata e adesso stiamo insieme. Ufficialmente. Io e lui, dopo tutto, adesso. Si, stiamo insieme. Non riesco a crederci ma è così. Mi ha detto: -Io ti amo.- Tu lo hai conosciuto e sai, anche per quello che ti ho detto di lui, che è una persona estremamente chiusa, schematica, prigioniera di certe forme, rigida, glaciale. Ebbene, un -Io ti amo.- detto da lui, sai il peso che ha. Non è qualcosa di detto e buttato lì. Lui non è il tipo che dice frasi sdolcinate tanto per dire. Lui dice quello che è necessario dire. Non spreca parole. E’ una roccia. Ma solo esteriormente. E’ una forma di autoprotezione. Infatti, io so che dentro è una meravigliosa persona. E’ una persona tutto sommato fragile, che ha sofferto, che continua a soffrire ed ha un estremo bisogno di comprensione e amore. Una persona che è stata in grado di catturare il mio cuore e di controllare tutto me stesso. E’ tutto ciò che ho desiderato, tutto ciò che adesso desidero. Il mio sogno, la mia ossessione, il mio tormento. E’ stata la fonte di ogni mia lacrima versata in questi ultimi, lunghi, dolorosi, nove mesi. E’ stata e continua ad essere la causa di ogni mio sorriso, di ogni palpito del mio cuore. Io sono innamorato. Profondamente. Realmente. Lo amo come non ho mai amato nessuno prima di ora. Lo desidero come non ho desiderato altro in tutta la mia vita. A lui che mi diceva di non saper amare, io rispondevo che io potevo insegnarlo. Ma io stesso ho capito cos’è l’amore da quando ho sentito in me le vibrazioni provocate dal respiro della sua anima. Un suo bacio, una sua carezza, il modo in cui mi tocca, il modo in cui mi guarda. Il suo profumo. Il suo odore. Il suo sapore. Amo tutto di lui.

Ma le novità non sono finite. Infatti dopo l’ufficializzazione della cosa, abbiamo pensato di condividere il nostro amore e la nostra passione con i nostri quattro migliori amici. Abbiamo detto loro che adesso stiamo assieme. E loro sono stati tutti sinceramente felici di ricevere questa notizia, il cui profumo era già nell’aria da diverso tempo - come ci hanno detto loro stessi.

Ma adesso giungo alla spiegazione del titolo di questo articolo. E qui iniziano le note dolenti. Io, caro Enrique, evidentemente, non sono destinato ad avere una stabilità. Si potrebbe pensare che adesso io abbia raggiunto la pace e la felicità. Ed invece no. Non riesco ad essere tranquillo e rilassato. A godermi queste emozioni nel modo in cui vorrei. Ho un carattere che odio: un carattere fragile. La mia fragilità sta nel fatto che il mio cervello non riesce mai a fermarsi. E’ un continuo ribollire di idee, teorie, conclusioni, pensieri, ragionamenti. Ogni minimo dettaglio di ogni singola situazione ed ogni sfumatura o allusione presente nei discorsi che mi vengono rivolti, viene analizzato, razionalizzato. E questo ovviamente non può che preparare il terreno per una catastrofe, dal momento che per me ogni parola detta in un modo piuttosto che in un altro, assume un significato del tutto particolare. Per un dettaglio insignificante nelle parole scelte, o nel tono del discorso, possono farmi precipitare nell’oblio dell’incertezza, della paura e della disperazione. Allora comincio a pensare: e perché avrà detto così e non così? Ce l’avrà con me? Dio mio, che persona estremamente paranoica! Per fortuna mi salvo in calcio d’angolo perché di queste mie incertezze non ne parlo con nessuno mostrando fuori il sorriso ed ostentando tutta la sicurezza del mondo. Ad ogni modo, poi, non riesco a stare tranquillo perché adesso che ci siamo messi insieme, ho paura che possa sempre succedere qualcosa che lo porta via da me. Che possa sempre intervenire un motivo per cui lui decida di lasciarmi. Ma tutto questo è assurdo perché lui è il primo che mi ripete in continuazione: non mi lasciare, non mi lasciare, ho bisogno di te.

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Continuo a scrivere questo articolo dopo aver interrotto in questo punto due giorni fa. Ieri sera, mio caro Enrique, siamo riusciti a parlare, finalmente, per telefono. L’ora era effettivamente un po’ tarda, infatti, la mattina seguente non sono riuscito a svegliarmi presto, come avevo programmato di fare, per ripassare per l’interrogazione di matematica (che comunque è andata bene, per cui, in culo alla professoressa). Ma archiviato questo discorso, la telefonata è stata bellissima. Non so perchè ma a me piace passare le ore al telefono a ragionare di tutto. E mi piace farlo la notte. Non so, mi scalda l’anima stare al telefono la notte tardi. Con quella vocina un po’ rintontita dal sonno… E poi, mi piace soprattutto passare il tempo al telefono con te. Alla fine, abbiamo ragionato soprattutto di bischerate, ma la possibilità di ascoltare il suono della tua voce mi si presenta così raramente che è sempre un piacere immenso, che mi abbraccia completamente. Cambiando discorso; oggi, devo dire, dopo la serata passata, la doccia e la barba fatte, la cura che ho dedicato al mio corpo e alla pelle del mio viso, il piacere provato a chiarire alcuni punti in sospeso nel discorso con il mio amore, sono in grado di vedere le cose con maggiore lucidità. Ferme restando tutte le mie paure, le mie paranoie, le mie (detto proprio in italiano) seghe mentali, oggi sono più contento perché ho sentito che mi ama davvero. E’ il suo carattere: spesso le sue insicurezze tornano a ripresentarsi e allora si chiude e a me sembra che metta tutto in discussione. Ma non è così. Devo solo imparare a filtrare quello che gli esce dalla bocca. Devo, in sintesi, imparare a conoscerlo. E a rispettare il suo carattere. Se non imparo questo, come posso sostenere di amarlo? Ti torna? Si, a volte ci soffro, ma devo trovare la forza di dire a me stesso che mi ama davvero. Come forse non ha mai amato nessun altro. Io però, lo so bene, lo so per certo che lo amo come non ho mai amato nessuno. E spesso dimentico che lui prova lo stesso solo per il fatto che spesso passa quei suoi ormai famosi cinque minuti (che spesso durano interi giorni). Io vorrei che mi riempisse di attenzioni anche se non è fisicamente vicino a me ma spesso le sue paure finiscono per prevalere e allora sembra allontanarsi. Ma poi, quando arriva da me, il suo sguardo, il suo sorriso, le sue parole si riempiono d’amore. Ed io lo sento. E lui me lo dice esplicitamente.

Adesso, per la serie i poemi di Ignacio, concludo l’articolo con un interessante retroscena del nostro amore. Si, sto parlando di quello. Sto parlando proprio di quello. Su, sveglia, sto per parlare dell’amore fatto con lui. A costo di sembrare volgare, lasciamo un attimo da parte l’amore e concentriamoci sul sesso in senso stretto: ieri pomeriggio, dopo pranzo, ragazzo, te lo devo confessare, è stata la mia migliore scopata di sempre, tanto per essere fine. Un turbine. Non avevo la forza di alzare la testa dal cuscino tanta era l’estasi. Oddio! Non ci posso pensare. C’è stata intimità, armonia, coordinazione, impeto, a tratti violenza: le mia mani non riuscivano a stare ferme; volevano toccarlo, ovunque. E poi mentre lo facevamo (nella posizione detta a 90°) io gli mordicchiavo l’orecchio, gli leccavo il collo, gli sussurravo porcate all’orecchio. E sentire il suo… Beh, andiamo, hai capito… sentire, dicevo, che pulsava dentro di me, sentire cha ad ogni colpo si ingrossava. Sentire spesso male, ma un male misto ad un’intima estasi. Sentire, tutto questo, dicevo, mi faceva vibrare tutto. In particolar modo nel punto in cui stava lavorando. Ma adesso basta, sennò passo per un depravato.

E in questo modo, dopo aver provocato, sono sicuro, una certa eccitazione anche in te, ti lascio. Sperando di leggere presto un tuo articolo… Un articolo che mi parli di te. Della tua vita, delle tue sensazioni. Delle tue emozioni. Parlami di tutto Enrique. Di tutto. Anche di quello che ritieni insignificante. Sai che io voglio essere coinvolto nella tua vita a 360° così come tu sei coinvolto nella mia. Siamo un nucleo, amore mio. Anzi, mio primo amore che non si scorda mai… Siamo come una famiglia, ormai. Io e te, due fratelli che si spalleggiano contro tutte le ostilità della vita. E si offrono il loro abbraccio consolatore reciprocamente se uno dei due ha bisogno. Ti voglio un bene immenso. Infinito. Incalcolabile. Come il doppiar degli scacchi s’immilla, direbbe Dante, il mio bene per te cresce di giorno in giorno. Credimi, non c’è giorno in cui io non ti rivolga il pensiero. E questo aumenta, oltre che il mio affetto, il mio desiderio del tuo ritorno e della vita di nuovo insieme. Io e te, per sempre. Buonanotte.

Il tuo Ignacio  

Ps. Dopo tutto questo miele, ti lascio con un immagine ironica ma al tempo stesso triste, che mi ha suggerito tempo fa un mio amico e che adesso io traslo su di noi. Immagina noi due fra cinquant’anni. Quando, vecchie e stanche drag, andremo di notte in giro per le strade del mondo, bevendo Tavernello e cantando Rosa Munda. Fa ridere, ma al tempo stesso, se uno ci pensa bene, fa piangere. Questa immagine decadente. Non so che c’entrasse parlare di questo ma, boh… lo sai, la mente umana è un continuo susseguirsi di pensieri. Mentre ti scrivevo il saluto mi è venuta in mente questa immagine e mi è sembrato bello scriverla.

 

Grandi distanze.

Eccolo qua’, lo sapevo che se ti chiedevo una cosa naturalmente avresti scritto un poema come risposta e questo devo dire che mi ha fatto molto piacere in quanto si vede che sei una persona seria e che hai preso, appunto, sul serio la mia domanda con le problematiche e le paranoie annesse. Il mio Ignacio non mi delude mai. Dunque si diciamo che allora sono una persona che si infatua e che lo fa anche di molto spesso, specialmente per i biondini con la frangia e tu ne sai qualcosa in merito, non a caso ti allego due foto di due “sconosciuti” qui sotto.

                                                                           

 Il tempo scorre veloce e se ci pensi anche solo un secondo e’ gia’ passato un mese da quando ho preso l’aereo e sono venuto in Italia, e’ gia’ passato un mese da quando siamo andati al Mama Mia la prima sera. Sinceramente a me sembra sia successo solamente l’altro ieri e alla fine e’ rinquorante perche’ almeno, in un battibaleno, piu’ veloce di quanto tu ti possa aspettare, tu avrai gia’ finito i tuoi esami, sara’ luglio inoltrato e poi potrai venire un periodo a casa mia quassu’ e poi inoltre, se il tempo passa cosi’ veloce, in due schiocchi di dita sara’ gia’ la meta’ di agosto e io saro’ gia’ tornato definitivamente a vivere in Italia e da allora sempre insieme e nessuna grande distanza sara’ messa li’ apposta per dividerci mio caro e grande amico.

Attrazione, infatuazione e amore.

 

Caro enrique,

Prima di tutto, bella questa cosa che mi consideri un po’ come il saggio della montagna a cui chiedere consigli! Precisando che io, in fondo, non sono questo grande esperto, ma semplicemente uno che, presa coscienza del proprio modo di essere, ha deciso di affidarsi alle sensazioni e lasciarsi andare così, come la va la viene, proverò a dare una risposta alla tua domanda.

Credo che quanto ti succede, sia una cosa più che normale. Come dire; noi altre ci siamo passate tutte! Il fatto è che tu stai cominciando ad affacciarti seriamente a questo mondo solo da poco tempo. Tutto ciò che hai represso negli anni passati, adesso torna a ripresentarsi con tutto l’impeto e, spesso, la violenza che si può immaginare. E questo ti porta a credere di essere innamorato di uno che appena conosci o che hai magari solo intravisto o notato.

Ho scritto “credi di essere innamorato” perchè bisogna ben distinguere tra tre tipologie di sensazione che sono tra loro molto diverse: l’attrazione, l’infatuazione e l’amore. L’attrazione (non c’è certo bisogno di una lezione di psicologia per capirlo) è quella che si sente verso una persona che ci colpisce per un determinato motivo, generalmente, l’avvenenza fisica. Prendiamo come punto di riferimento il tronco di fio del mamamia: verso di lui si prova attrazione. Si prova desiderio sessuale; desiderio di possedere o essere posseduti. Ma, tornati a casa, a volte gli si rivolge il pensiero, ricordando quanto sia bello ma tutto finisce lì. Per capire, invece, che cos’è l’amore, prendiamo come riferimento il mio, (come definirlo? Vediamo…) Ragazzo (si, credo possa andare…); con lui tutto è cominciato all’inizio di quest’anno. L’uscire insieme, il frequentarsi, il telefonarsi, unito ad un forte desiderio carnale, ha fatto scaturire una forte attrazione, che prima si è trasformata in infatuazione e poi in amore, almeno da parte mia. L’amore è la venerazione totale dell’altro; il sacrificio di sè in funzione del bene dell’altro. Si prova amore quando ciò che è necessario a noi stessi è subordinato, nella nostra gerarchia di valori, a ciò che è bene per l’altro. Essere innamorati si traduce in una totale perdita delle coordinate, ad esempio, morali: se lui ti vuole baciare in macchina, davanti a casa tua, con il rischio che tutto il vicinato vi veda, non ci sono storie, tu non sei in grado di opporre resistenza. Amore è fiducia totale nell’altro: ci si affida all’altro in maniera totale perchè si pensa (e si vuole) che questi sia in grado di proteggerti sempre e comunque. I dolori nascono quando l’altro non è innamorato e allora è facile farsi del male. Ma questo discorso rimandiamolo ad un altro post. 

Ma passiamo all’argomento centrale del post; ciò che, secondo me, è quello che tu, caro enrique, provi per questi ragazzi che, come dici, nemmeno conosci. L’infatuazione. L’infatuazione è cosa ben diversa dall’amore. Ma generalmente, chi soffre di questa terribile piaga, non sa di essere infatuato ed è convinto di essere innamorato. Questo lo dico per esperienza: all’inizio della mia frequentazione del mondo gay, quando, per dirla in sintesi, siccome hai paura di farti vedere, diventi internet dipendente e cominci a prendere appuntamenti con tutti quelli che conosci nei luoghi e agli orari più insoliti, mi capitava di conoscere certi ragazzi coi quali mi scambiavo dei messaggi. Ecco, dopo due squilli, non dico nemmeno messaggi, senza magari aver nemmeno visto le foto di chi stava dietro a quei numeri, ero convinto di essere innamorato. La mia mente si riempiva di pensieri e di favole: già mi immaginavo scenari favolosi, tipo spiagge, dove il mio tempo passava in dolce compagnia di questi autentici sconosciuti. L’infatuazione è una piaga terribile: per spiegare questa mia affermazione, facciamo riferimento al tipo biondo del mama. Dopo aver passato quelle due (si, lo ammetto) favolose serate in sua compagnia, il mio cervello era già bello che partito ed ho seriamente pensato che avrei potuto mandare a puttane tutto quello che faticosamente avevo costruito con il mio “ragazzo” per lui. Ogni messaggio del biondino mi faceva letteralmente sciogliere, anche se magari diceva solo: <<ciao, come va?>>. Addirittura, senti che livelli di pazzia si possono raggiungere, il lunedì immediatamente successivo all’ultimo sabato in cui l’ho visto, a letteratura, il mio professore ha spiegato un passo di un autore il cui protagonista portava lo stesso nome del tipo in questione. Io tutte le volte che nel passo trovavo quel nome lo circondavo con un cuoricino e lo coloravo di rosso. Giorni fa ho riaperto quel libro e nel vedere tutti quei cuoricini mi sono vergognato come un cane. Oddio! Se ci ripenso divento rosso tuttora. Per tanto, attento all’infatuazione. E’ difficile da fare ma se avverti che l’oggetto del tuo desiderio non è obbiettivo conquistabile, lascia immediatamente stare. Questo soprattutto per un motivo: l’oggetto dell’infatuazione è generalmente uno che si vede una volta, due, se va bene e poi non si rivede più. Un tipo che ti dice cose bellissime ma che poi si fidanza con quello con cui usciva prima, per far soffrire il quale è venuto con te, e che, dopo aver, diciamo pure, approfittato di te, povero illuso, ti cancella dalla sua vita e ti blocca su msn. Un tipo capace di farti soffrire. Perchè l’infatuazione in sè è sofferenza.

D’altro canto, però, bisogna dire che l’infatuazione è la prima radice dell’amore. Perciò, se gestita in maniera giusta, dall’infatuazione può nascere qualcosa di molto bello. Ad esempio, quello che sta avvenendo in questi giorni con il mio “ragazzo” che spero possa davvero crescere.

Ad ogni modo: vedi un tipo carino in un locale, vi scambiate furtive occhiate e magari arrivate a conoscervi e a scambiarvi i numeri. Se, in uno dei primi messaggi ti dice: <<sai, io sto uscendo con qualcuno>> o peggio <<sono fidanzato>> e magari aggiunge la frase che deve immediatamente suonare all’orecchio del ragazzo facilmente preda di infatuazione come un campanello d’allarme, e cioè: <<ma mi piacerebbe davvero conoscerti meglio>>, la parola d’ordine è una sola: darsela a gambe. Cancellare immediatamente il numero, dimenticare il prima possibile, rifugiarsi negli amici, nell’alcol, nel che ti pare ma darsela a gambe!

E’ concesso dal regolamento per una vita sicura e senza tante seghe mentali ( copyright by ignacio ed enrique, 2008 ) di infatuarsi solo ed esclusivamente di persone reali, fisiche, tangibili e raggiungibili. Questo significa che ci si può infatuare solo di una persona con la quale si hanno assidui e regolari rapporti (di frequentazione intendo, eh) e dalla quale si avverte un certo interesse. Se si verifica una sola delle due condizioni sovraesposte: vietato infatuarsi.

Poi, certo, la natura umana è la natura umana, la carne è carne e al cuor non si comanda. Concedersi, divertirsi, farsi quattro salti con uno sconosciuto o due giri sulla giostra, che dir si voglia, è concesso ma di questo è tassativamente vietato infatuarsi. Bisogna essere ed agire come pietre. La regola è chi non mi vuole non mi merita. Di certo, non stiamo qui a soffrire per le bizze o i capricci dell’oggetto della nostra passione.

Ma se, anche nel caso in cui, con uno che ci interessa veramente, si verificano entrambe le condizioni ma questo, è indeciso, insicuro, impaurito, spaventato, non del tutto certo di quello che vuole, ci frega nel modo più categorico del fatto che certe nostre scelte possano farlo soffrire. L’ultimatum si rende necessario. Senti, pallino, io ti do tempo fino a sabato: entro quella data decidi, o con me o definitivamente senza di me. Se scegli bene, sennò scelgo io in modo categorico ed irrevocabile: vado al mama e mi scopo il primo che me lo da. Insomma, in amor vince chi fugge. Generalmente, l’altro, sentitosi trattare come merda, cede. E crede di scegliere, quando in realtà si è scelto noi per lui. E se lui sceglie senza di noi… Pace, che problema è? Il mondo è pieno di gente. Anche, e sicuramente, meglio di te. Uomini sicuri e decisi.

Spero che il mio post ti sarà utile in futuro. Un bacio, ti voglio immensamente bene tesorino mio… Ah, dimenticavo. La strategia ignacio sofferente perchè frequenta la checca rinnegata va con enrique davanti a lui per farlo decidere va benissimo, eh. Perciò conta pure su di me per accalappiare chiunque ti aggradi!

Ignacio

Ma ora siamo lontani…

In preda alla nostalgia di una di quelle giornate grigie e piovose tipiche inglesi dove mi sento solo come un cane e vorrei avere il mio Ignacio qui accanto a me o viceversa, io essere nella nostra calda Italia, cosa meglio di abbandonarsi una decina di minuti nel mondo del nostro blog e dimenticare, scrivere e ricordare quelli che sono stati momenti indimenticabili e intensi come solo noi due sappiamo passare? Dunque il Mama Mia, le serate sono state due dove le risate, la danza del ventre e l’argomento “maschio” in generale non sono certo mancati. Qui di seguito raccontero’ della prima serata. Il 24 Aprile prendo l’aereo e letteralmente corro da te mio Ignacio, arrivo all’una a casa e subito alle 6 ci incontriamo a casa tua, pensa non ho nemmeno salutato babbo, sei venuto prima te lol. Ci trucchiamo, ci infichettiamo, ci tiriamo da tutti i lati, capelli, viso e vestiti per un risultato finale che e’ stato fiammante: due tronchi di fio come di pochi se ne vede a giro. Alle 9, dopo cena, inforcata la Clio ci incontriamo con tutte le tue amiche checche a Pistoia e Montecatini, gia’ da qui e da alcuni particolari partono le risate e la serata si preannuncia esilarante. Si parte alla volta di Torre Del Lago e circa dopo un’oretta di autostrada dove abbiamo avuto paura di fondere il motore e di rimanere a piedi nella piazzola del benzinaio alla fine siamo arrivati. Dobbiamo ammettere che a prima vista il locale e’ stato deludente sotto tutti gli aspetti, cosi all’aperto, buttato li in mezzo alla strada e in mezzo a quella foresta che c’e’ dietro, per poi non parlare della gente over 45 che circolava e della prevalenza lesbo che sovrastava noi povere checchine! Ma era solo presto e la serata sarebbe cominciata solo piu’ tardi e poi ci sarebbe stata anche l’ospite d’onore della serata ovvero l’Ivana Spagna che povera donna inplasticata poteva anche starsene a casa a prendere un bel camomillone quella sera. Prendiamo da bere e indicando col dito e facendo smorfie ben visibili facciamo un tour per vedere la gente e i bei figlioli e la nostra attenzione viene subito attirata dal barista gnocco che ormai, per noi, e’ il famoso “tronco di fio del Mama”. La notte comincia e cominciamo a ballare ed ovviamente nel modo piu’ arrizzacazzi possibile. Enrique & Ignacio fanno la conoscienza di vari ragazzi tra i quali lo sfigato del:”Ma chi ti piace di piu’ di noi due?”-”Bah, e’ un misterooo!” OK, povero idiota! A meta’ serata ci aggreghiamo o loro si aggregano a noi che differenza fa’, ad un gruppetto di ragazze 26enni dove ci sono anche un tipo il quale sara’ il primo bacio maschile di Enrique e dove c’e’ una ragazzina minorenne assetata di cazzo e piu’ precisamente del mio Ignacio. Tra baci, pomiciate e strusci la serata va avanti e piano piano verso le 3 e mezzo si conclude. Raccontata cosi’ magari puo’ sembrare qualcosa di non molto speciale ma voi lettori dovete tener conto di come noi due avevamo progettato questa serata da circa un mese ormai e che non ci vedevamo da piu’ di due mesi durante uno dei miei soggiorni in Italia. Personalmente una serata riuscitissima ma ora siamo lontani e questo fatto mi rattristisce ogni volta che ci penso!

Cambiando discorso ora tu mio Ignacio mi dovrai dare una risposta. Questo a me succede solo coi ragazzi ho notato, appena vedo qualcuno che mi piace io me ne innamoro cosi’ a prima vista, lo penso sempre, ce l’ho sempre in testa addirittura lo sogno la notte e magari non so nemmeno il suo nome, ho questo vizio di prendermi delle cotte lampo spaventose per gente che ovviamente poi non e’ nemmeno bisessuale e che so per sicuro che alla fine ci soffro perche’ non vengo ricambiato. Perche’ mi fa in questo modo, cioe’ perche’ cosi tutto veloce? Non mi potrei beccare delle cotte per ragazzi che conosco da tanto e che almeno un minimo sono dell’altra sponda?

Dal tuo Enrique XXX

We started rocking!

 

Come diceva nel precedente post quel gran bel fio di Enrique, inizia una nuova vita: rigorosamente all’insegna del queer! Iniziamo con…

Quella che avete appena visto è la nuovissima, fiammante, e assolutamente finocchissima sigla del Mamamia - We keep on rockin’ degli Alcazar - cantata (si fa per dire perchè sono visibilmente in playback) e ballata (anche qui si fa per dire perchè se facessero una mossa a tempo e tutti coordinati sarebbe grasso che cola) dalle assolutamente favolose Regina Miami e Markesa (alle quali si aggiunge un terzo che non ho capito come si chiama, nè tanto meno quale sia il suo ruolo sociale all’interno del locale)… Dio! Oh come la son acida, oggi!

Per chiunque si stia chiedendo cosa mai sia questo mirabilante Mamamia (del quale in questo blog sentirete spesso parlare) io rispondo che è il paradiso della libertà. Oh, suvvia, non mi fate mettere a decantarvi le bellezze del Mama (in primo luogo un barman assolutamente gnocco); guardatevi questo link e capirete di cosa sto parlando…

http://www.mamamia.tv/

Nel video che avete appena visto, quella più grassoccia è la Regina, al secolo Nunzio. Assolutamente DIVA! E lo sapete che appena arrivato, il nostro caro Enrique per prima cosa che ha fatto? Le ha dato una bella palpata alle tette! :-D Quella alta e magra è invece la Markesa, nata/o Marco. MA LEI, CHE VAMP!

La sera che è stato girato questo video, Ignacio ed Enrique c’erano. E mentre era in scena la sigla, erano prima fila che ballavano come due checche! Quello che poi in realtà siamo… Ma questo è un altro discorso…

E’ stato il primo di una lunghissima serie (vero, Enrique) di appuntamenti all’insegna dello sfavillante mondo GLBTF! La prima volta che Ignacio ed Enrique si sono fatti un bagno nella Frocia-folks insieme! Ed è stata, cosa ben più importante, la sera in cui Enrique ha testato per la prima volta il caldo bacio maschile…! E ora che ha iniziato, chi lo ferma più?

Siccome io sono quello sintetico ed Enrique quello narrativo, lascio a lui il piacere di descrivere quanto è stata bella quella notte… Ma non solo quella notte; tutto quel giorno. Dall’arrivo di Enrique dall’Inghilterra, programmato proprio per quel giorno, per l’apertura del locale; dal pomeriggio di messaggio della serie: a che ora vieni? Alle 6… Non vedo l’ora!; dalla preparazione, insomma trucco e parrucco; dalla conoscenza di certe amiche checche che, assumendo la classica posizione a teiera e parlando con la manina tutta svolazzante, si ostinavano a dire: <<Ma di me.. Mica si vede che sono gay!>>; all’arrivo al locale vero e proprio.

Adesso, fruitori del nostro blog, che spero crescerete sempre più in numero, vi lascio perchè devo assolutamente andare a truccarmi, imparruccarmi, e vestirmi perchè, adesso che ho imparato a ballare la sigla devo andare a far concorrenza alle due drag sopracitate!

Ignacio

Bello come un Film!

Qui e’ Enrique che scrive, finalmente riesco a posare le dita sulla tastiera dopo quattro di quei giorni infernali dove mi sono beccato un virus che abbatte. La cosa interessante di cio’ e’ che questo stato di malessere me lo sono direttamente portato dietro dall’Italia durante il mio ultimo soggiorno -la settimana scorsa- a mo’ di souvenir veramente indesiderato. Tornando al discorso del Mio Ignacio sul tema omosessualita’, bisessualita’ e sfumature annesse, tutto mi pare che torni. Una cosa e’ comunque certa, riuscire ad accettare il proprio modo di essere non e’ facile, ci vuole tempo, una certa dose di coraggio e magari anche qualche spinta dall’esterno come per esempio l’aiuto di un amico. Questa ultima frase la potremmo applicare a noi due e riflettendoci, tutto quadra. Come avevi gia’ precedentemente mensionato tu, mio caro Ignacio, noi ci siamo incontrati per la prima volta tra i banchi scolastici della prima superiore, due quattordicenni per niente timidi (almeno io, ricordo la mia iperattivita’, far macello in classe, copiare i comipiti e attirare l’attenzione) che hanno cominciato ad andare d’accordo dal terzo giorno di scuola. Durante l’anno scolastico siamo stati amici inseparabili, come io personalmente non ne avevo mai avuti prima, tutti i giorni dopo i Simpson a casa tua a giocare al Nintendo, a scaricare musica, a ballare e poi qualche volta perfino a fare giochetti erotici che gli adolescenti sono soliti fare appena scoprono la sessualita’ in generale. Ok, fin qui tutto ok, semplicemente quattordicenni molto vitali, ma non abbastanza maturi per accettare gia’ quello che sarebbero stati in grado di accettare circa 6 anni dopo. Come un soffio di vento caldo, infine il primo anno di scuola si concluse e le strade cominciarono a dividersi col fatto che Ignacio cambio’ scuola a causa di alcuni disaccordi che aveva col padre. Passo’ l’estate e poi a settembre ricominciarono le scuole, quest’anno non eravamo piu’ insieme, ci sentivamo sempre, addirittura nelle vacanze di natale 2003 andammo in vacanza una settimana insieme in Germania e lì accadde lo stroncamento definitivo: il motivo? UNA RAGAZZA TEDESCA! Ok si siamo bisessuali e il sesso opposto ci attira e ci piace molto lo stesso, ma se ci pensiamo ora ci scappa da ridere. Per gelosia litigammo e in seguito cessammo di parlarci ed avere contatti l’uno con l’altro, ricordo che qualche volta per i reciproci compleanni ci portavamo a casa i regali ma ad ogni modo era finita.

Ma ora comincia il bello, anno 2007, aprile circa, torno a casa dal lavoretto che mi ero trovato al supermercato vicino casa e dove andavo un paio di volte alla settimana, dopo scuola, e mia sorella mi da la notizia: “Sai chi e’ venuto?”-”No, chi?” con espressione estressata tipica postlavoro-”Ignacio! Ti cercava…”. Rimasi scioccato ma orgoglioso com’ero non feci nulla e ne mai lo richiamai. Agosto 2007, una settimana prima che partissi per andare a vivere in Inghilterra, mi decido a smuovere le acque e con un’amica andiamo davanti casa sua e lo chiamiamo al cellulare, ricordo sempre la sua voce inebetitamente sorpresa, la voce cambiata e cresciuta, non ci riconosceva. Da casa sua e’ uscito un ragazzo il doppio piu’ alto di quello che mi ricordavo io, con la barba ma il viso era sempre il suo. Siamo stati insieme tutta la serata, poi io una settimana dopo sono partito e insomma me ne sono andato nella mia seconda patria. Febbraio 2008, torno a casa in Italia per passare una vacanza con i miei genitori e una sera io ed Ignacio usciamo a prenderci un alcolico in un bar, chiacchierando di tutto, alla fine qualcosa, qualche parola o discorso ci fa aprire, in poche parole e’ andata cosi: sai a me piacciono anche i ragazzi - oddio, anche a me piacciono! Da quel momento non c’erano piu’ muri od ostacoli per noi che ci sentivamo anche fortunati rispetto ad i monotoni etero perche’ NOI oltre che al mondo della “vagina” avevamo a disposizione anche il mondo della “mazza!” Parlando dell’argomento veniamo a capo che io sono quello novellino che non “aveva” nemmeno mai baciato un ragazzo, mentre lui, Ignacio, un paio se li era gia’ pomiciati. A venti anni freschi, gli ormoni sono forti e gia’ architettiamo i progetti piu’ controversi per quando io un giorno faro’ ritorno un altra volta in Italia. E finalmente arriviamo ad aprile 2008, con due serate al Mama Mia, locale gay-lesbo di Torre Del Lago, tutti e due spingiamo le nostre esperienze piu’ oltre delle solite fantasie erotiche, beh io infondo ho solo baciato un ragazzo ma Ignacio c’e’ andato veramente forte. 

Da questo punto in poi siamo giunti alla vita attuale dove io mi trovo a scrivere sul nostro blog da terra anglia mentre Ignacio da terra italica. A rileggere tutto, io lo trovo molto interessante, sembra veramente la storia di un film, due migliori amici che sospettano (ma niente di piu’) di essere bisessuali, all’improvviso tutto finisce, una lunga pausa di 6 anni, si ritrovano e comincia la fase della vita’ Queer!